La Storia

Iniziare a delineare un percorso cronologico sulla storia petraliese, si presenta impresa alquanto difficile e non priva di ostacoli, ma è in ogni modo necessario trovare un punto di partenza.

Le prime civiltà e le conseguenti manifestazioni artistiche di cui abbiamo testimonianza risalgono al 3000 a.C.,al periodo paleolitico e neolitico di cui sono state rinvenute parecchie testimonianze nella grotta del “Vecchiuzzo”, sita di fronte all’abitato, nella cosiddetta “Rocca delle Balate”.

La conoscenza della grotta è alquanto remota, tanto da essere stata rifugio di pastori, di operai della cava di gesso, briganti.Nel giugno del 1936 Antonio Collisani, appassionato di storia e archeologia, fu il primo ad esplorare la grotta, e insieme a Francesco Tropea coinvolsero e convinsero dell’importanza della scoperta l’allora direttore del Museo Archeologico di Palermo, Paolo Mingazzini tanto che nel 1937, fu iniziata una campagna di scavi che portò alla luce un’infinità di materiale fittile, ma senza poter svolgere nessuna indagine stratigrafica, a causa della mescolanza dei detriti e del materiale, molto probabilmente causata dalle infiltrazioni d’acqua.I reperti rinvenuti sono ora esposti e conservati presso il Museo Archeologico Regionale di Palermo.

Difficile è seguire il percorso fino all’età della colonizzazione greca (750-730 a.c.), o affermare e i greci si spinsero fino a ridosso delle montagne delle Madonie.

Più certa è invece la presenza, nella zona, dei Romani, venuti in Sicilia, come è noto, da conquistatori. Si sa che al loro arrivo, gli abitanti dell’antica Petra preferirono trattare la resa con il vincitore, anziché affrontarlo in una battaglia aperta, i cui esiti parevano a tutti scontati. Questo comportò l’inclusione di Petra tra le città decumane, con trattamento differenziato nella richiesta di contributi e sostegni all’erario romano. A parte le testimonianze di Cicerone (72 a.c.) che parla di una sua venuta in Sicilia e di una sosta a Petra impegnato nella ricerca di una precisa documentazione dei soprusi del precursore Verre, resti romani si trovano nella contrada Muratore precisamente un torcularium (tipico palmento per pigiare l’uva).

Nulla è possibile sapere, dopo la caduta dell’Impero Romano, sulla sorte del comprensorio nel susseguirsi delle invasioni dei Vandali (Gluserico), degli Eruli (Odorico), degli Ostrogoti (Teodorico); le cronache si limitano a registrare i fatti d’arme più importanti e le vicende delle sedi siciliane più significative, durante la loro presenza in Sicilia.

Né altro di più è dato conoscere, quando, dopo il 551, i Bizantini liberarono i territori del Mezzogiorno e della Sicilia dai Barbari, controllando, per quasi trecento anni la vita dell’isola. Si deve alla loro presenza la disseminazione di castelli fortificati un po’ ovunque, in difesa di eventuali attacchi o stili.

Più ricche sono le notizie riguardanti il periodo della dominazione araba, dall’ 820 circa alla venuta dei Normanni, sia nella toponomastica, sia nella conduzione agricola, sia nell’organizzazione madonita. E’ certo che a Petralia (allora Batarliah) ci fosse una Moschea e quindi una presenza significativa di arabi, un Signore, Maimun (Gaito), e probabilmente anche la sede di un Emirato.

La conquista dei Normanni (1062) travolge gli insediamenti arabi (la loro era anche una persecuzione religiosa) per cui niente o pochissime vestigia rimangono oggi in Sicilia sicuramente attribuibili oggi agli arabi. Con i Normanni si apri il lunghissimo periodo del feudalesimo, che in Sicilia e nel Mezzogiorno si protrasse fino alla Costituzione nel 1812, con tutte le implicazioni abbastanza note. Petralia, nei primi tempi, fu terra demaniale; ebbe forse un conte Giliberto di Monforte (1201), poi venne assorbita dalla contea di Collesano.

Notizie storiche certe sull’esistenza delle due Petralia Soprana e Sottana, si hanno soltanto nel 1258 quando Manfredi, figlio dell’Imperatore Federico II, conferisce l’investitura della Contea di Collesano a Enrico Ventimiglia. Le due Petralie, accorpate nella baronia delle Petralie, vivono le vicende dei Ventimiglia, sia nell’unificazione delle due Contee, Geraci e Collesano, sia nella loro separazione.

Dopo il 1412, finisce il Regnum e ha inizio il Viceregno. Delle Petralie diviene Signore Pietro Cardona (1444), figlio del primo vicerè di Sicilia. Con il matrimonio della vedova Moncada di Paternò con il Duca di Montalto, Petralia si trova quasi al centro di un immenso patrimonio che va da San Mauro, Collesano, Geraci, Caltanissetta, Paternò. Gli ultimi eredi dei Moncada di Montalto appartengono alla famiglia degli Alvarez Ferradina di Toledo, il cui ultimo erede Francesco Alvarez arriva fino alla eversione della feudalità del 1817.

Con i Borbone, Petralia segue le sorti della costituzione del Regno delle Due Sicilie, con un suo Decurionato e con i suoi organi amministrativi, il suo Consiglio Civico e le sue prerogative. Nel 1860, partecipa con un gruppo di volontari garibaldini alla liberazione della Sicilia dai Borbone ed alla costituzione dell’unita’ d’Italia. Petralia fu antiborbonica e si impegnò in prima linea alla formazione della nuova nazione: prese parte alle diverse rivolte (1812, 1820, 1848) tutte soffocate nel sangue, fino alla rivalsa del ‘60.

Petralia Sottana è presente con alcuni suoi concittadini nell’antifascismo partigiano, e partecipe alla fondazione della Repubblica Italiana.

Il 21 luglio del 1943 entrarono le prime camionette degli americani nel corso principale del paese.

Petralia Sottana, e soprattutto la sua popolazione, ha sempre dimostrato interesse attivo per i fatti della storia derna e mo contemporanea, partecipando sempre in prima persona ai vari movimenti per il riscatto sociale. I suoi cittadini li troviamo in primo piano durante le lotte per la riforma agraria e le lotte politiche e sindacali.

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