Monumento a Cesare Terranova

Bronzo e pietra opera di Tommaso Geraci – 1993

Cesare Terranova (Palermo, 15 agosto 1921 – Palermo, 25 settembre 1979) è stato un magistrato e parlamentare italiano. Magistrato italiano, capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, era già stato procuratore d’accusa al processo contro la cosca di Corleone tenutosi nel 1969 a Bari, dove però quasi tutti gli imputati furono assolti. Fu procuratore della Repubblica a Marsala fino al 1973 dove si occupò del “mostro” Michele Vinci. Si distinse per aver processato e condannato all’ergastolo, nel 1974, la “Primula rossa” di Corleone, Luciano Liggio (già assolto al processo di Bari). Fu deputato alla Camera, nella lista del PCI, come indipendente di sinistra, dal 1972 al 1979, e fu membro della Commissione parlamentare Antimafia nella VI Legislatura, durante la quale contribuì, insieme ad altri deputati del PCI, ad elaborare la famosa relazione di minoranza in cui si criticavano aspramente le conclusioni di quella della maggioranza (redatta dal deputato democristiano Luigi Carraro), nella quale erano sottaciuti o sottovalutati i collegamenti fra mafia e politica, e in particolar modo il coinvolgimento della Democrazia Cristiana in numerose vicende di mafia: infatti nella relazione di minoranza redatta da Terranova e dagli altri deputati venivano pesantemente accusati i democristiani Giovanni Gioia, Vito Ciancimino, Salvo Lima ed altri uomini politici di avere rapporti con la mafia[. Dopo l’esperienza parlamentare, Terranova tornò in magistratura per essere nominato Consigliere presso la Corte di appello di Palermo. Il 25 settembre del 1979 verso le ore 8,30 del mattino, una Fiat 131 di scorta arrivò sotto casa del giudice a Palermo per portarlo a lavoro. Cesare Terranova si mise alla guida della vettura mentre accanto a lui sedeva il maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, l’unico uomo della sua scorta che lo seguiva da vent’anni come un angelo custode. L’auto imboccò una strada secondaria trovandola inaspettatamente chiusa da una transenna di lavori in corso. Il giudice Terranova non fece in tempo a intuire il pericolo. In quell’istante da un angolo sbucarono alcuni killer che aprirono ripetutamente il fuoco con una carabina Winchester e delle pistole contro la Fiat 131. Cesare Terranova istintivamente ingranò la retromarcia nel disperato tentativo di sottrarsi a quella tempesta di piombo mentre il maresciallo Mancuso, in un estremo tentativo di reazione, impugnò la Beretta di ordinanza per cercare di sparare contro i sicari, ma entrambi furono raggiunti dai proiettili in varie parti del corpo. Al giudice Terranova i killer riservarono anche il colpo di grazia, sparandogli a bruciapelo alla nuca. La sua fedele guardia del corpo, Lenin Mancuso, morì dopo alcune ore di agonia in ospedale

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